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Evento_d’Arte_Contemporanea Inaugurazione Open.LAB 7 ottobre 2009, ore.18.00 Via_Toscanella_18_Firenze 8 - 25 ottobre 2009 su appuntamento
C’era una volta in un paese molto lontano un castello abitato da tre giovani principi e sette principesse. Conducevano una vita piena di impegni, tanto lavoro e moltissimi sogni. Giorno per giorno ne realizzavano alcuni... In un’afosa giornata vennero a trovarli due amici: il Dubbio e la Riflessione, che cercavano il loro compagno Non So Che Cosa. Tutti sapevano che era grande e bello, vestiva abiti ricchi e curati. Ma il Dubbio avvertì che non era facilmente riconoscibile. Ognuno era convinto di averlo incontrato almeno una volta nella vita. La Riflessione raccontò che non aveva mai lo stesso aspetto. I giovani parlarono a lungo e s’avventurarono in un lontano viaggio alla ricerca di Non So Che Cosa. Dove poteva abitare? Andarono alla scoperta delle origini, chiamarono ad aiutarli la Memoria. Essendo vecchia e saggia gli suggerì di fare attenzione al Vento dei Cambiamenti che sempre seguiva Non So Che Cosa. Per catturarli i nostri eroi dovevano riposare, il giorno dopo con nuove forze avrebbero intrapreso il lungo viaggio. La Memoria si è offerta di accompagnarli e con sé portò validi e valorosi amici: il Gioco, lo Stupore e la Conoscenza. E camminarono per mari e monti, andarono molto molto lontano. Qualche volta incontravano signori vestiti di abiti ricchi e curati, ma non si lasciavano ingannare dall’aspetto. I tre amici: il Gioco, lo Stupore e la Conoscenza gli spingevano avanti. Un giorno si fermarono a riposare in un luogo molto bello e mentre parlavano si avvicinò un piccolo bambino dall’aspetto semplice. La discussione era fortemente animata, ma la Memoria non dormiva, sentiva il Vento dei Cambiamenti. Il Gioco attrasse il bambino, lo Stupore lo distrasse mentre la Conoscenza indicava... Ecco Non So Che Cosa!
Se ti vuoi unire al cerchio dei dieci a fare amicizia con Non So Che Cosa vieni alle
18:00, il mercoledì 7 ottobre 2009, al .Lab, via Toscanella 1 8, Firenze.
.LAB nasce nel febbraio duemilanove dalla comunione di un gruppo di giovani artisti che intendono condividere le proprie idee, progetti e visioni riguardo l’arte contemporanea; in tale occasione .Lab propone un nuovo percorso tematico dettato dall’esperienza della memoria, il secondo appuntamento Open.
Lo spazio collettivo assume caratteristiche diverse grazie ad una attenta riflessione sulle sensazioni e sugli spazi legati alla memoria comune. All’esperienza partecipano i cinque sensi dello spettatore. Inoltre interventi dei singoli artisti dialogano tra loro per creare opere site-specific. La memoria li ha portati nelle strade lontane, ha aperto porte invisibili o forse nascoste sotto gli strati di polvere. Pur esplorando percorsi diversi gli amici si incontrano di nuovo sul cammino della memoria, così simile e così distante.
Ilaria Biotti (Cannero, Italy) Valentina Colella (Sulmona, Italy) Clara Conci (Bolzano, Italy) Matteo Grassetti (Segrate, Italy) Yuki Ichihashi (Osaka, Japan) Irina Kholodnaya (Voronezh, Russia) Gerardo Ernesto Moràn (San Salvador, El Salvador) Olga Pavlenko (Kherson, Ucraina) Ettore Pinelli (Modica, Italy) Sara Poggianti (Certaldo, Italy).
Ilaria Biotti in Just wait a little bit more analizza il rapporto della città di Firenze con il concetto del contemporaneo, il germe è nato ma non sboccia ... L’happening In Albis di Valentina Colella si articola nel recupero delle arti primitive e delle espressività popolari. L’opera nasce dall’offerta del grano bianco da parte dei partecipanti. Catturato nell’oscurità, il nobile cereale sviluppa germogli bianchi. Nella tradizione, il grano rappresenta il dono degli dei legato al dono della vita.
Clara Conci presenta Silenzio. Due suoni, distanti, vicini, che si materializzano senza forma, un luogo come tanti luoghi, lo spazio si trasforma per adattarsi ad ogni singolo fruitore. “voglio fare parte di un mondo senza palesare la presenza, il respiro diventa totale, il vento costituisce lo spazio interiore”
Matteo Grassetti con Fatica invita il pubblico a provare la sforzo manuale e riflettere sulle condizioni del nostro quotidiano. Una volta per ottenere risultati serviva l’impegno, mentre adesso con una motosega, in un secondo, un tronco diventa due. Una madre canta la ninna nanna. Per trasportare i bambini nel dolce sonno. Per allontanare la strega della notte. Per far volare i bambini sulla luna. Quando chiudono gli occhi, in tutti i tempi esiste e si ripete, Un ricordo della terra. Yuki Ichihashi. Irina Kholodnaya presenta PortaRicordo. Anticamente si pensava che la memoria risiedesse nel cuore. Essendo il ricordo un’esperienza impalpabile, la memoria ha bisogno di essere supportata da oggetti fisici. Ogni oggetto è una porta che racchiude un’esperienza. Il PortaRicordo è un contenitore, un luogo intimo d’incontro di sensazioni e pensieri fattisi oggetto. Criptin’ ricopre il pavimento dello spazio come se fosse una strada con disegni a gessetto. Gerardo Ernesto Moràn porta lo spazio chiuso dello studio a una dimensione aperta. I segni sono un diario di viaggio criptato che attraverso immagini e scritte raccontano storie, ora celate, ora ben visibili allo spettatore. Per Olga Pavlenko il tempo si traduce in una dimensione numerica, i numeri diventano oggetti, la dimensione astratta del tempo diventa materiale e tattile. Il titolo Kalayami deriva dal greco andare, percorrere e anche misurare il tempo. Ettore Pinelli presenta VoidWell (an isolated system to). Un cilindro in Rete metallica gialla con fondo in tessuto nero isolerà dalla totalità dell’installazione comune una porzione circolare di spazio. Obiettivi: rimando a sensazioni negative della memoria, sensazioni di vuoto e isolamento, smarrimento e angoscia. Il Sistema è un mezzo per evocare i sentimenti, lontani dal benessere e dalla piacevolezza della visione. Per Sara Poggianti i cassetti sono il luogo a cui affidiamo la responsabilità delle nostre memorie; simbolo del corpo che contiene l’anima, involucro che protegge e dà inviolabilità ai nostri ricordi più cari. L’opera riflette sulla cura che abbiamo di questi, ma guarda anche oltre, verso qualcosa che ancora non c’è, ma che stiamo aspettando per riempire La culla del ricordo.
La culla del ricordo #




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